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Redazione Cronache
Dopo sette ore si sono concluse le autopsie. L’ospedale Spallanzani di Roma ha comunicato che è stato trasferito in un reparto ordinario Gianni De Vita, il padre della 15enne Sara e marito di Antonella Di Ielsi.
È stato trasferito dal reparto di Rianimazione in un reparto ordinario Gianni Di Vita, il padre della 15enne Sara e marito di Antonella Di Ielsi, 50, morte a poche ore di distanza a causa di una sospetta intossicazione alimentare. I decessi, per cui sono indagati cinque medici come atto dovuto, sono avvenuti tra sabato e domenica all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Lo rende noto l’Istituto Spallanzani, spiegando che la decisione è stata presa «vista l’evoluzione favorevole del quadro clinico». «Padre e figlia – precisa lo Spallanzani – continuano ad essere debitamente assistiti dall’equipe medica e supportati dal team di psicologi dell’Istituto». Anche l’uomo aveva manifestato gli stessi sintomi delle due familiari, tutti residenti a Pietracatella (Campobasso), ed era stato ricoverato per sospetta intossicazione alimentare. In un primo momento era stato trasportato al Cardarelli, per poi essere trasferito nel nosocomio della Capitale.
Le indagini: concluse le autopsie
Intanto a Campobasso si sono concluse dopo sette ore le autopsie, avviate all’obitorio del Cardarelli questa mattina, sui corpi delle due donne per chiarire l’eventuale agente scatenante. «Dall’autopsia non sono emersi elementi conoscitivi immediati». Così il procuratore della Repubblica di Campobasso, Nicola D’Angelo, al termine dell’accertamento irripetibile. Non è stato quindi possibile ancora stabilire una causa di morte. «Al momento è possibile parlare in termini generici di una tossinfezione di natura alimentare», ha aggiunto l’anatomopatologo Marco Di Paolo, consulente della difesa e della famiglia Di Vita. Secondo quanto spiegato dall’esperto, si tratterebbe di due persone sane, decedute in seguito a un evento compatibile con qualcosa ingerito, ma allo stato non è possibile individuare quale sostanza o alimento possa aver causato la tossinfezione. «Non si può dire di che cosa si tratti – viene riferito – e non è possibile escludere alcuna ipotesi». Il procuratore ha ribadito che per chiarire le cause dei decessi sarà necessario attendere gli esiti degli esami chimici e tossicologici, che richiederanno tempi tecnici più lunghi. Resta molto remota, come spesso accade in questa fase, ma non è esclusa neppure l’ipotesi di un avvelenamento ad opera di terzi. Si tratta di una pista residuale, viste le circostanze dell’accaduto, ma la Procura, non esclude alcuna possibilità, nemmeno quella dell’omicidio.
I cibi sequestrati: dalla polenta ai funghi
Parallelamente proseguono gli accertamenti sugli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella e sulla ricostruzione dei pasti consumati nei giorni precedenti, con particolare attenzione alla giornata del 23 dicembre, ritenuta al momento centrale nel quadro investigativo. Nello specifico, nel corso delle indagini, sono 19 gli alimenti sequestrati. Si tratta di un preparato con funghi e peperoni, olive verdi, olive nere, polpette, formaggio con pistacchio, mozzarella di latte vaccino, salsa di pomodoro, funghi presumibilmente del tipo «pleurotus ostreatus», vongole cotte con guscio, baccalà gratinato con pinoli, uva e patate, torta con pandispagna e crema al pistacchio, pesto, formaggio spalmabile, due tipi diversi di marmellata, polenta condita con funghi presumibilmente champignon, due tipi di formaggio spalmabile, funghi alla contadina, giardiniera autoprodotta. I prodotti sequestrati si trovavano in parte nella casa di Gianni Di Vita e in parte nell’abitazione della madre, al primo piano dello stesso stabile. Le analisi sui cibi sono state delegate all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.
31 dicembre 2025 ( modifica il 31 dicembre 2025 | 18:06)
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