La malnutrizione è molto diffusa fra chi ha malattie croniche e incide in negativo su qualità e aspettativa di vita, ma di rado è valutata e gestita. Approvato lo screening nutrizionale nei pazienti oncologici
Quello che mangiamo non è mai neutro nei confronti della nostra salute: è vero quando siamo sani, a maggior ragione quando siamo malati e può diventare necessario introdurre specifici nutrienti per stare meglio. Per questo è una buona notizia l’approvazione di un emendamento dell’ultima Legge di Bilancio con cui si introduce un programma di screening nutrizionale per i pazienti con tumore, un modo semplice ma indispensabile per migliorare anche l’efficacia delle terapie.
Gli effetti della malnutrizione
Mantenere un buono stato nutrizionale è un prerequisito poco noto ma fondamentale, quando si ha un tumore e anche in caso di tante altre malattie: la malnutrizione che deriva da uno scarso apporto dei nutrienti essenziali per la propria condizione clinica può compromettere l’efficacia delle cure e anche l’esito della malattia. Lo hanno sottolineato i dati più recenti presentati durante l’ultimo congresso della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) e raccolti nel nostro Paese, che dimostrano come la malnutrizione associata a malattia aumenti le complicazioni, la durata dei ricoveri, il rischio di fragilità e anche la mortalità, diminuendo l’efficacia e la tollerabilità dei trattamenti e la qualità di vita. Purtroppo il problema riguarda tantissimi: nei pazienti con patologie croniche e nei ricoverati la prevalenza della malnutrizione oscilla attorno a uno su due, fra chi si trova in strutture per la lungodegenza si sale a quasi il 70 per cento. A fronte di questi dati meno della metà di chi arriva in ospedale, perfino in casi ad alto rischio come gli anziani o le persone con un tumore, viene valutato e poi gestito per evitare la malnutrizione, per esempio con alimenti a fini medici speciali o con una nutrizione artificiale.
Screening e intervento
La soluzione esiste, ed è appunto prevedere uno screening nutrizionale al momento del ricovero: esistono progetti pilota che hanno provato questo approccio, per esempio in Lombardia, e che hanno consentito di ottenere ottimi risultati. Si tratta di una strategia semplice, basta una visita con lo specialista nutrizionista clinico per capire se il paziente ha bisogno di integrazioni o supporti nutrizionali specifici che possano essere d’aiuto per sostenere le cure e renderle più efficaci. Nel caso dell’oncologia il ruolo positivo della nutrizione clinica è molto evidente da tempo, perciò l’emendamento è stato accolto con grande favore dagli oncologi, dai nutrizionisti clinici e dai pazienti. «Questo è un risultato importante e uno stimolo per continuare a lavorare», dice Antonella Lezo, presidente Sinpe. «La sfida infatti è ancora aperta e serviranno ulteriori sforzi per garantire la nutrizione clinica a tutti gli altri pazienti a rischio e a chi è affetto da malnutrizione cronica correlata a una patologia».
12 febbraio 2026
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