Italia
  • Europa
    • FR
    • DE
    • ES
    • NL
    • PL
    • UK
  • Ultime notizie
  • Italia
  • Mondo
  • Affari
  • Intrattenimento
  • Scienza e tecnologia
  • Sport
  • Salute
  • US
  • Africa
  • Affari
  • Arte e design
  • Assistenza sanitaria
  • Basket
  • Calcio
  • Celebrità
  • Ciclismo
  • F1
  • Film
  • Golf
  • Intrattenimento
  • Italia
  • Libri
  • Mondo
  • Moto
  • Musica
  • Rugby
  • Salute
  • Salute femminile
  • Salute mentale
  • Scienza e tecnologia
  • Sport
  • Tennis
  • TV
  • Ultime notizie
  • Vaccini
  • Volley
Italia
  • Europa
    • FR
    • DE
    • ES
    • NL
    • PL
    • UK
  • Ultime notizie
  • Italia
  • Mondo
  • Affari
  • Intrattenimento
  • Scienza e tecnologia
  • Sport
  • Salute
  • US
  • Africa
Come si parlano intestino e cervello: l'influenza della mente sulla pancia e viceversa
SSalute

Come si parlano intestino e cervello: l’influenza della mente sulla pancia e viceversa

  • 22 Febbraio 2026

di
Elena Meli

Fra i due organi c’è un dialogo senza sosta lungo un asse complesso che coinvolge nervi, ormoni, sistema immunitario e microbiota. Si studia come intervenire sull’asse per curare molte patologie

Si parlano, continuamente: fra il cervello e l’intestino il dialogo è fitto e costante, in entrambi i sensi. Si tratta di una conversazione complicata, di cui si sta iniziando solo da poco a comprendere qualche «parola», ma che, però, ormai tantissimi studi scientifici individuano come uno degli assi portanti per il benessere generale.

Come si influenzano 

L’intestino è una sorta di organo di frontiera, perché è un’interfaccia diretta con l’esterno attraverso ciò che mangiamo; la dieta, a sua volta, modifica le popolazioni di batteri che lo abitano, il cosiddetto microbiota, e con queste i segnali che arrivano al cervello attraverso le vie che «salgono» al sistema nervoso centrale e che viaggiano, però, anche al contrario, portando informazioni all’intestino. 



















































Risultato, se la pancia è fuori equilibrio il cervello ne soffre e se la mente non è serena pure l’intestino accusa qualche problema.

Così le alterazioni del microbiota intestinale sono associate a molte malattie neurologiche e psichiatriche, l’ansia e lo stress influenzano disturbi gastrointestinali come il colon irritabile. 

Le evidenze della necessità di far parlare «bene» testa e pancia per restare in salute sono parecchie, come dimostrano studi realizzati nell’ambito di Mnesys, il più grande programma di ricerca in neuroscienze in Italia e in Europa. E le ricerche più recenti sono riuscite a individuare molti meccanismi attraverso i quali per esempio l’infiammazione intestinale arriva fino al cervello, correndo lungo l’asse che collega i due organi, e a ipotizzare possibili «freni» da azionare.

Il «secondo cervello»

L’intestino viene da tempo chiamato il «secondo cervello»: alla fine degli anni ‘90, alla Columbia University di New York, fu elaborata la teoria dei due cervelli dopo la scoperta che nella pancia si «nascondono» circa cento milioni di neuroni. 

I neuroni nell’intestino sono poco più di un decimo di quelli che abbiamo nel cervello, ma sono comunque più che sufficienti a farci percepire emozioni come le «farfalle nello stomaco» o i crampi in vista di un evento stressante; anche perché, questi neuroni non sono isolati ma in stretta connessione con il sistema nervoso centrale.

Tre canali 

È l’asse intestino-cervello appunto che, nell’ambito del programma Mnesys di ricerca in Neuroscienze, è stato studiato a fondo da Amedeo Amedei del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze: «È un sistema di comunicazione in due direzioni molto complesso, in cui le informazioni viaggiano attraverso tre canali», spiega l’esperto. 

«C’è una via nervosa, che tramite il nervo vago e il sistema nervoso nell’intestino consente di inviare al cervello segnali sensoriali e funzionali; c’è poi una via endocrino-metabolica, che attraverso ormoni e sostanze prodotte dal microbiota intestinale, per esempio gli acidi grassi a catena corta, influenza il metabolismo, l’immunità e in maniera indiretta anche il cervello; infine esiste una terza via di comunicazione su base immunitaria, perché l’intestino è una delle principali interfacce immunologiche dell’organismo (ciò che introduciamo per bocca arriva qui e viene riconosciuto e gestito da “cellule-guardiano” immunitarie di cui le pareti intestinali sono ricchissime, ndr), può quindi influenzare lo stato infiammatorio di tutto il corpo, cervello incluso. Queste tre vie di comunicazione sono integrate e nessuna, da sola, spiega il funzionamento dell’asse cervello-intestino». 

Malattie collegate 

Il quale, però, è indispensabile per stare bene: le alterazioni della comunicazione fra i «due cervelli» sono implicate in diverse patologie fra cui per esempio la sindrome dell’intestino irritabile, dove ansia e stress modulano la sensibilità e i movimenti dell’intestino ma anche la percezione del dolore, e nei disturbi d’ansia e depressione, dove esistono associazioni fra specifici profili del microbiota e la patologia. L’asse intestino-cervello pare alterato anche in malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica: lo provano ricerche in modelli animali, dove si è visto che alterazioni del microbiota e della barriera intestinale possono influenzare l’infiammazione nel cervello e la progressione di malattia.

Come specifica Amedei, però, «nell’uomo la situazione è più complicata e stabilire con certezza la direzione del rapporto di causa-effetto è difficile, anche perché queste stesse malattie modificano profondamente intestino, dieta, stile di vita. In altri termini l’associazione fra il funzionamento dell’asse intestino-cervello e diverse patologie neurologiche e psichiatriche esiste, ma non siamo ancora in grado di tradurla in mezzi per fare diagnosi o terapia».

Batteri, funghi e virus

I riflettori sono puntati su uno degli elementi di dialogo potenzialmente modificabili, ovvero il microbiota intestinale e i segnali che invia al cervello: questa enorme popolazione di batteri, funghi e virus con cui conviviamo (il numero di cellule complessive è stimato in dieci volte quelle del nostro corpo, con un peso totale che può arrivare a 1,5 chili) è considerata oggi uno dei principali anelli di congiunzione fra cervello e intestino grazie alle sostanze che produce, alle interazioni con la barriera intestinale e al controllo della risposta immunitaria.

«Il microbiota modula qualità e intensità dei segnali dall’intestino al cervello», osserva Amedei. «Quando c’è equilibrio, la barriera intestinale è più efficiente e la risposta immune più controllata; se c’è uno squilibrio, la cosiddetta disbiosi, e soprattutto se diventa persistente, la permeabilità dell’intestino a ciò che arriva dall’esterno può crescere aumentando i segnali infiammatori, con possibili ripercussioni sulla funzione immunitaria e sulla comunicazione con il cervello. Il microbiota è molto dinamico e influenzato ogni giorno da ciò che mangiamo, dai farmaci, dalle abitudini, dallo stress: oggi, più che intervenire in modo diretto, l’obiettivo è preservarne l’equilibrio».

Nuove correlazioni

Riuscirci significa far dialogare meglio intestino e cervello, proteggendo magari nei confronti delle patologie in cui si è trovata un’associazione con le alterazioni del microbiota. Come però sottolinea Amedei: «Nell’uomo sono emerse tante correlazioni fra profili microbici, metaboliti e marcatori di infiammazione in varie malattie, ma dimostrarne il significato clinico è una sfida ancora aperta». 

All’Università di Firenze si sta per esempio studiando il microbiota in persone con sclerosi laterale amiotrofica e si sono dimostrate anomalie nelle popolazioni batteriche fecali e orali di persone con dipendenza da cocaina, in cui si sta anche valutando se l’astinenza indotta da una stimolazione magnetica transcranica ripetuta riporti il microbiota verso profili più «sani» ma, come aggiunge l’esperto: «Serve molta prudenza perché i fattori che incidono sul microbiota sono davvero tanti. Il possibile collegamento comune fra le malattie neurologiche in cui si sono viste anomalie del microbiota è verosimilmente l’infiammazione intestinale: alterazioni della funzione di barriera dell’intestino e una maggiore infiammazione della mucosa, connesse alle alterazioni del microbiota, possono amplificare segnali che in persone predisposte contribuiscono a modulare l’infiammazione anche a livello del sistema nervoso centrale», conclude Amedei.

21 febbraio 2026 ( modifica il 21 febbraio 2026 | 19:02)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Tags:
  • alterazioni
  • alterazioni microbiota
  • ambito
  • amedei
  • amiotrofica
  • anomalie
  • ansia
  • ansia stress
  • arriva
  • asse
  • asse intestino
  • asse intestino cervello
  • associazione
  • barriera
  • barriera intestinale
  • batteri
  • batteri funghi
  • batteri funghi virus
  • canali
  • cellule
  • centrale
  • cervelli
  • cervello
  • cervello intestino
  • ciò
  • ciò mangiamo
  • complesso
  • complicata
  • comunicazione
  • corpo
  • correlazioni
  • dialogo
  • dieta
  • disturbi
  • diverse
  • diverse patologie
  • equilibrio
  • esiste
  • esperto
  • esterno
  • far
  • firenze
  • funghi
  • funghi virus
  • funzionamento
  • funzionamento asse
  • funzione
  • Health
  • immunitaria
  • infiammazione
  • infiammazione intestinale
  • influenza
  • influenzano
  • influenzare
  • informazioni
  • intervenire
  • intestinale
  • intestino
  • intestino cervello
  • irritabile
  • IT
  • Italia
  • Italy
  • laterale
  • laterale amiotrofica
  • malattie
  • malattie neurologiche
  • mangiamo
  • microbiota
  • microbiota intestinale
  • nervoso
  • nervoso centrale
  • neurologiche
  • neuroni
  • pancia
  • patologie
  • profili
  • Salute
  • sclerosi
  • segnali
  • sistema
  • sistema nervoso
  • sistema nervoso centrale
  • stress
Italia
www.europesays.com