di Valter Longo
Va regolato come i farmaci e l’effetto è temporaneo se la causa dell’infiammazione non è rimossa
Avevamo da poco pubblicato uno studio su modelli animali, in cui dimostravamo che cicli di digiuno erano in grado di stimolare l’attivazione di cellule staminali e che queste promuovevano la rigenerazione del sistema immunitario. Dopo questa pubblicazione, nel 2015, ho ricevuto un email da Jenni Russell, giornalista del Times di Londra. Era disperata. Da 20 anni soffriva di un’autoimmunità intestinale, i cui sintomi erano peggiorati dopo la chemioterapia e la sua vita dipendeva da quattro farmaci immunosoppressori.
Quando aveva provato a non prenderli, era finita in ospedale. Allora stavamo già facendo esperimenti su modelli animali che sviluppavano un’autoimmunità intestinale simile alla malattia di Crohn e alla colite ulcerosa. Nonostante l’avessi avvertita che non c’erano ancora studi sugli esseri umani e che era rischioso, Jenni era esausta e ha subito provato i cicli di digiuno. In un suo articolo sul Times, ha scritto: «Non avevo niente da perdere, solo la pazienza e un po’ di peso».
Dopo quattro cicli di 3-4 giorni di digiuno, non prendeva più farmaci e i sintomi della malattia autoimmunitaria erano spariti.
Quattro anni dopo abbiamo pubblicato i risultati dei cicli di dieta mima digiuno sui modelli animali con autoimmunità intestinali dimostrando la loro azione sia antinfiammatoria che rigenerativa. Abbiamo anche evidenziato che, mentre il digiuno ad acqua aveva dei benefici parziali, la dieta mima digiuno aveva effetti più ampi contro la malattia, in parte dovuti ai prebiotici nella dieta e al loro effetto sul microbiota.
Gli studi in laboratorio e i risultati su pochi pazienti sono lontani dal convincere la comunità scientifica: servivano studi clinici randomizzati.
Come quello su 32 pazienti del 2025 in cui il Dr. Damas e i suoi colleghi dell’Università di Miami hanno mostrato come, nei malati di colite ulcerosa, due cicli di dieta mima digiuno riducevano la severità della malattia: il 57% dei pazienti migliorava nettamente nel gruppo che seguiva la dieta mima digiuno in combinazione con i farmaci, contro il 35% nel gruppo trattato solo con i farmaci.
Un altro studio su quasi 100 pazienti con la malattia di Crohn all’Università di Stanford, appena pubblicato sulla rivista Nature Medicine dal Dr. Sinha e colleghi, conclude che ben il 64% dei pazienti che hanno ricevuto sia farmaci che dieta mima digiuno raggiunge la remissione clinica e quindi la scomparsa o forte riduzione della malattia, rispetto solo al 37% di quelli che hanno ricevuto solo i farmaci. In questi pazienti, la riduzione dell’infiammazione indicava che quello che avevamo osservato 10 anni prima nei modelli animali sembra verificarsi nella maggioranza dei pazienti con Crohn.
Per esempio, la riduzione di almeno il 50% della calprotectina nelle feci, che serve a stimare l’infiammazione intestinale, è stata osservata nel 37% dei pazienti che ricevevano anche la mima digiuno, ma solo nel 6% di quelli che utilizzavano solo i farmaci. Chiaramente, studi clinici più ampi sono necessari per confermare questi risultati. Tuttavia, l’abbinamento dei dati sui modelli animali con quelli sugli esseri umani suggerisce che la dieta mima digiuno è molto promettente per aiutare i pazienti non solo con malattie intestinali infiammatorie, ma anche con altre malattie autoimmunitarie.
È ovvio che la dieta mima digiuno avrà probabilmente un effetto temporaneo, se il paziente che soffre di una malattia infiammatoria ritorna a essere esposto ai fattori che l’hanno originariamente causata. Per esempio, se la mima digiuno portasse a una remissione della malattia in un celiaco e se quella persona consumasse glutine, la malattia potrebbe ritornare.
Dopo 30 anni dalla diagnosi della sua malattia immunitaria, Jenni continua a essere un’entusiasta sostenitrice del digiuno, anche se io sostengo che vada standardizzato e regolato come i farmaci.
22 febbraio 2026
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