In un’epoca di massima attenzione ai dati e alla forma fisica, spesso ci si preoccupa di valutare capacità aerobica, potenza e resistenza muscolare, massa magra e massa grassa, mentre sono poco o per niente considerate forza e resistenza della struttura scheletrica. E così, spesso il tema della fragilità ossea si affronta solo quando si verifica una frattura spontanea o a causa di un minimo trauma. L’osteopenia, cioè la riduzione non severa della densità ossea, e l’osteoporosi, che invece è la riduzione minerale e strutturale dell’osso, sono due patologie silenziose e asintomatiche. Per non cadere in trappola, è importante sapere non solo quali sono i controlli per monitorare la situazione ma anche quando è il momento migliore per farli. Lo abbiamo chiesto al dottor Orazio Falla, endocrinologo e responsabile dell’Ambulatorio Osteoporosi ASL Roma 5. “Prima di tutto è fondamentale distinguere l’osteoporosi primaria, causata dal naturale declino degli ormoni sessuali che si verifica con l’età avanzata. Le più soggette al problema della demineralizzazione sono le donne in post-menopausa a causa della minore protezione estrogenica, ma anche gli uomini fanno parte del gruppo a causa della lenta ma progressiva riduzione degli ormoni sessuali”, spiega il dottor Falla. “Oltre alla fragilità ossea primitiva, ci sono forme secondarie di osteopenia e osteoporosi, associate a patologie o condizioni cliniche particolari come malattie da malassorbimento intestinale tipo la celiachia, l’anoressia, patologie endocrine come l’ipertiroidismo e l’eccessiva produzione di cortisolo, i pazienti sottoposti a terapia cortisonica cronica”, informa l’endocrinologo.