D’estate si tende a concentrare gli orari dei pasti nelle ore meno calde, le temperature elevate alterano la percezione della sete ed è più difficile mantenere un equilibrio tra leggerezza e apporto di energia. È una dinamica nota ai clinici.

La cronobiologia, la scienza che studia gli effetti dell’alternanza di luce e buio, offre una chiave di lettura più profonda: non conta solo cosa mangiamo, contano gli orari della colazione, del pranzo e via dicendo. Dopo il tramonto, poi, l’appetito si sveglia. Tra spuntini, cene e aperitivi spesso si tira dritto fino alle ore piccole, ma secondo gli esperti questo è un errore, può capitare ma non deve diventare la regola.

Che cosa insegna la fisiologia umana a questo proposito? Uno studio pubblicato dall’Università della California ha mostrato che il fegato se ne infischia dei nostri stravizi ma li subisce, perché tende a regolare i processi digestivi secondo il proprio orologio interno.

Il tema è cruciale, medici e nutrizionisti si sono sempre chiesti come conciliare gli orari dei pasti con la capacità del corpo umano di adattarsi alle temperature più elevate in estate. Detto in altri termini, il fegato, organo centrale nella gestione dell’energia, non risponde solo alla qualità e alla composizione dei nutrienti ingeriti, risponde al momento in cui questi arrivano. Questo significa che le abitudini in estate, spesso caratterizzate da pasti prolungati a tarda sera, spuntini irregolari e idratazione insufficiente o discontinua, possono interferire con i ritmi circadiani.

Alimentazione, ritmi circadiani

Gli studi hanno mostrato che la cosiddetta via mTOR, una delle centrali di controllo del metabolismo cellulare, risponde ai segnali ormonali e nutrizionali attivati dall’ingestione di cibo. La proteina mTOR funziona come un sensore di energia: quando i nutrienti sono abbondanti dice alle cellule di fare incetta; in caso di digiuno o stress riduce l’attività per favorire il recupero. Dunque, il fegato regola geni che amministrano le scorte alimentari. Se mangiamo troppo tardi, o in modo irregolare, il ritmo circadiano del fegato è sballato. In estate questo fenomeno è amplificato.

Le temperature elevate riducono la secrezione di determinati ormoni, modificano la percezione dell’appetito e spingono naturalmente verso pasti serali più abbondanti. Ma il fegato, che lavora meglio nelle ore diurne, fatica a smaltire un carico metabolico importante spostato troppo avanti, anche se spesso sappiamo che le cose vanno diversamente, apriamo lo sportello del frigo anche a mezzanotte senza pensarci due volte e ci lasciamo tentare da quello che c’è dentro. È una dinamica che poi presenta il conto, gli specialisti ripetono che queste cattive abitudini possono influire sulla sensazione di stanchezza, sulla qualità del sonno, sulla regolazione della glicemia e sulla capacità di mantenere un peso corporeo stabile.

Come ha spiegato il professor Hiroshi Ito della Tokyo Medical University, “il fegato possiede un suo orologio interno che non guarda alla luce, guarda agli alimenti nel momento in cui attraversano il tratto gastrointestinale”. Una affermazione che oggi assume un valore particolare, perché aiuta a interpretare la fisiologia dei mesi più caldi.

Le implicazioni future sono molte. La cronobiologia potrebbe diventare uno strumento utile per definire linee guida stagionali sull’alimentazione, soprattutto per pazienti con diabete, sindrome metabolica o disturbi del sonno. Endocrinologi e gastroenterologi sottolineano che serviranno ulteriori studi per imparare a personalizzare gli orari dei pasti in base alle condizioni ambientali, allo stile di vita e alle caratteristiche individuali.

Anche la professoressa Annamaria Colao, illustre endocrinologa universitaria, più volte ospite di programmi televisivi a scopo divulgativo, ha spiegato che la crononutrizione in estate e tutto l’anno richiede di allineare i pasti ai ritmi biologici. La regola d’oro prevede di concentrare calorie e carboidrati al mattino con la colazione, riducendo progressivamente l’apporto energetico la sera per conciliare il riposo. Gli zuccheri andrebbero assunti quando il nostro organismo è attivo e spende energia, cioè nelle prime ore della giornata o a pranzo. I pasti pesanti alla sera sono sconsigliati poiché il corpo a riposo consuma poco, e il surplus finisce nei depositi adiposi.

Tornando alla ricerca dell’Università della California, questa non offre ancora regole definitive, ma indica un principio chiaro: il fegato ha bisogno di ritmo. E il caldo, spostando in avanti gli orari dei pasti, può interferire con questo complesso equilibrio. Per i lettori, il messaggio è semplice ed è un invito alla prudenza. In estate conviene collocare gli orari dei pasti principali nelle ore più fresche, mantenere una buona idratazione, evitare carichi serali troppo pesanti e ascoltare i segnali del corpo. Non si tratta di prescrizioni, ma di osservazioni che arrivano dal buon senso. Mangiare presto, mangiare leggero, bere spesso: sono accorgimenti che vanno incontro alle esigenze del fegato e della digestione. E quando il fegato è sincronizzato, tutto il metabolismo lavora meglio.

Bibliografia essenziale

  • Science Advances, You are when you eat: How food synchronizes liver clocks
    University of California, Department of Chronobiology
  • Ito H., Circadian Metabolism and Environmental Stress, Tokyo Medical University