Il mate non è un tè né un caffè. Si prepara con foglie e piccoli rami essiccati di Ilex paraguariensis, pianta dell’America meridionale, e viene tradizionalmente bevuto attraverso la bombilla, una cannuccia con filtro. Il suo successo unisce ritualità sociale ed effetto stimolante, ma ha favorito promesse che la ricerca non ha ancora confermato.
Che cosa contiene davvero
La yerba mate fornisce caffeina, teobromina, acidi clorogenici, flavonoidi e saponine. La caffeina stimola il sistema nervoso centrale, aumenta temporaneamente la vigilanza e riduce la sonnolenza. I polifenoli mostrano attività antiossidante. Avere sostanze bioattive, però, non significa automaticamente prevenire malattie: un effetto osservato in laboratorio deve essere dimostrato anche nelle persone.
Più concentrazione, ma il sonno può risentirne
Dopo una porzione alcune persone avvertono più energia mentale e minore stanchezza. L’effetto dipende dalla quantità di foglie e dalla sensibilità individuale. Chi metabolizza lentamente la caffeina può sperimentare agitazione, palpitazioni o difficoltà ad addormentarsi. L’EFSA indica che, negli adulti sani, fino a 400 milligrammi di caffeina al giorno da tutte le fonti non sollevano in genere problemi di sicurezza; già 100 milligrammi vicino alla sera possono però modificare il sonno. In gravidanza il riferimento scende a 200 milligrammi al giorno.
Glicemia: il segnale più promettente
Una meta-analisi del 2025 ha riunito 13 studi clinici randomizzati. Nei partecipanti con prediabete il mate è stato associato a riduzioni della glicemia dopo i pasti, dell’emoglobina glicata e dell’indice HOMA, che stima l’insulino-resistenza. Il dato va letto con cautela: per alcuni risultati le prove derivavano soltanto da due studi dello stesso gruppo di ricerca. Il mate non cura il diabete e non sostituisce alimentazione, movimento o farmaci prescritti.
Fa dimagrire? La bilancia frena l’entusiasmo
Caffeina e polifenoli possono aumentare per breve tempo la termogenesi e influenzare l’appetito. Da qui nasce la fama di “brucia-grassi”. Eppure, mettendo insieme gli studi disponibili, non emerge una riduzione significativa del BMI o della circonferenza vita. Non sono stati osservati neppure vantaggi consistenti su colesterolo e trigliceridi. Sostituire una bibita zuccherata con mate non zuccherato può aiutare, ma aggiungerlo a una dieta eccessiva non fa dimagrire.
Cuore e pressione: risultati interessanti
Un trial del 2025 ha studiato persone sane e soggetti con colesterolo elevato non abituati al mate. Dopo otto settimane e tre porzioni al giorno sono diminuite la pressione arteriosa e alcune molecole infiammatorie; in alcuni partecipanti è sceso anche il colesterolo LDL. Il peso non è cambiato; nel gruppo con ipercolesterolemia, anche la bevanda di controllo ha migliorato alcuni lipidi. Il risultato è promettente, ma non trasforma il mate in una terapia cardiovascolare.
Il vero rischio può essere la temperatura
L’IARC, agenzia dell’OMS per la ricerca sul cancro, considera le bevande consumate sopra i 65 °C “probabilmente cancerogene” per l’esofago. La classificazione riguarda il danno termico ripetuto, non il mate in sé: per quello tiepido o freddo non sono emerse prove conclusive di cancerogenicità. La regola è non berlo quando scotta: meglio lasciarlo raffreddare ed evitare temperature che irritano bocca e gola.
Chi dovrebbe fare attenzione
Meglio moderarlo in caso di insonnia, ansia, palpitazioni, reflusso o forte sensibilità alla caffeina. Chi ha aritmie, ipertensione non controllata, è in gravidanza o assume farmaci dovrebbe considerare anche caffè, tè, cola, energy drink e integratori, perché conta la caffeina totale della giornata. Negli studi sono stati segnalati disturbi gastrointestinali, cefalea, insonnia e tachicardia, senza un nesso sempre certo.
Il verdetto è equilibrato: il mate può essere una bevanda stimolante e ricca di composti vegetali interessanti, con possibili effetti favorevoli soprattutto sul controllo glicemico. Non è però un farmaco, non fa dimagrire da solo e non compensa una dieta poco sana. La scelta migliore è consumarlo senza zuccheri aggiunti, in quantità compatibili con la propria tolleranza e soprattutto non bollente.
