di Angela Frenda
La notizia che lo chef Diego Rossi abbia deciso di abolire i due cavalli di battaglia del suo ristorante «Trippa» a Milano (vitello tonnato e tagliatelle burro e Parmigiano) perché infastidito dal fatto che fossero i più richiesti mi ha fatto scattare un fastidioso campanello di prurito allergico alle cretinate. Ma ve lo immaginate il vostro oste sotto casa rifiutarsi di farvi il proprio piatto forte perché così «imparate ad assaggiare altre cose»?
C’erano una volta i cuochi. Persone che cucinavano per rendere felici le persone. Un mestiere fatto di fatica enorme e sacrificio, ma che nasceva proprio come «al servizio» degli altri. Del cliente. Poi qualcosa di malsano si è insinuato in una relazione apparentemente semplice. Il cliente è diventato una figura a tratti sbiadita, se non come portatore di ricavi. E alcuni, per fortuna una minoranza, hanno deciso che no, non si cucinava più per lui. Ma per loro stessi: il loro piacere, il loro ritmo, il loro gusto. Al massimo, per la guida Michelin.
Sarà che quando arriva l’estate rilasso il cervello e vedo le cose con maggior chiarezza. Ma la notizia degli ultimi giorni che lo chef Diego Rossi abbia deciso di abolire i due cavalli di battaglia del suo ristorante «Trippa» a Milano — vitello tonnato e tagliatelle burro e Parmigiano, pubblicizzati da loro eh, con sapienti strategie di marketing — perché infastidito dal fatto che fossero i più richiesti mi ha fatto scattare un fastidioso campanello di prurito allergico alle cretinate. Peraltro anche queste dette dallo stesso chef al podcast «Il bazar atomico» e poi sui social: «Due clienti sono entrate da “Trippa” per mangiare le tagliatelle che avevano visto decine di volte sui social. Quel piatto era finito. Il resto della cena è piaciuto, ma la delusione è rimasta. Lì ho capito una cosa: Instagram non condiziona solo quello che scegliamo. Condiziona il modo in cui viviamo un’esperienza, ancora prima di averla vissuta». E, ancora: «Sono stufo di vedere clienti che vengono solo per postare la foto dei miei piatti più famosi. Viviamo con la nostra testolina, non con quella degli altri». Per poi, attraverso un post sul profilo dell’insegna, annunciare che le sue due preparazioni più richieste non saranno più in carta «per dare spazio a nuovi piatti».
Ma ve lo immaginate il vostro oste sotto casa rifiutarsi di farvi il proprio piatto forte perché così imparate ad assaggiare altre cose? Quanto fighettismo e narcisismo. Si può dire? Lo dico. Peraltro anche la prenotazione leggo che ha regole ferree che manco l’iscrizione ad Harvard…. Cinque minuti al massimo per inserire i dati sennò sarete espulsi dal sistema supremo. Ma insomma, anche meno eh… E magari provate la pizzeria o la trattoria sotto casa.
6 agosto 2026 ( modifica il 6 agosto 2026 | 10:06)
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