Una sola, “piccola”, modifica nel menù mediterraneo potrebbe far cambiare quello che si legge nelle analisi

Eu.Spa.

30 agosto – 11:28 – MILANO

La dieta mediterranea ha una doppia vita: da una parte il piacere degli alimenti che offre, dall’altra il ruolo che le hanno assegnato i medici, che la propongono sempre più spesso ai pazienti per correggere i valori del sangue irregolari. È in questa seconda veste che è finita in uno studio spagnolo dedicato alla fibromialgia, la condizione che modifica il modo in cui il sistema nervoso elabora il dolore e che rende faticose le giornate di chi ne soffre. 

med veg—  

Lo studio, battezzato FIBROVEG e coordinato dall’Università Francisco de Vitoria, ha diviso 22 donne in due gruppi. Per un mese e mezzo alcune hanno seguito una dieta mediterranea tradizionale, altre la versione vegana della stessa dieta. Le due proposte fornivano la stessa quantità di energia e una distribuzione di nutrienti simile e a cambiare era solo l’origine degli alimenti. Nel menù vegano il baricentro si è spostato su legumi e cereali integrali, con più verdura, frutta secca e alternative vegetali, sempre con l’olio d’oliva a fare da collante. Il consumo di fibra è così risultato più alto rispetto all’altro gruppo. Alberto Roldán, ricercatore della Facoltà di Scienze della Salute dell’ateneo spagnolo, spiega che l’obiettivo era verificare se una versione interamente vegetale della dieta mediterranea potesse produrre cambiamenti misurabili nei marcatori di salute e nei sintomi che affliggono chi soffre di fibromialgia. 

Fibromialgia e alimentazione—  

Il parametro principale sotto osservazione era il colesterolo Ldl, quello cattivo, che è uno degli indicatori più usati per valutare la salute cardiovascolare. Nel gruppo che ha seguito la dieta mediterranea vegana il colesterolo è sceso di 21,2 mg/dl rispetto alla dieta mediterranea tradizionale e i trigliceridi sono calati di 27,4 mg/dl. Miguel López-Moreno, ricercatore della UFV, osserva che si tratta di miglioramenti di biomarcatori a breve termine, dai quali non si può dedurre una riduzione del rischio cardiovascolare a lungo termine. La fibromialgia, inoltre, può accompagnarsi a profili cardiometabolici poco favorevoli, e intervenire su colesterolo o trigliceridi aiuta ad allargare lo sguardo sullo stato di salute complessivo delle pazienti. Poi c’è il dolore, il sintomo che più di ogni altro rende difficili le giornate. Le partecipanti del gruppo vegano hanno visto una riduzione maggiore nel punteggio della voce dedicata al dolore del Fibromyalgia Impact Questionnaire, la scala che misura quanto la malattia pesa sulla vita quotidiana. “Sarebbe affrettato affermare che questa dieta migliora la fibromialgia. Ma un segnale preciso sul dolore percepito c’è”, precisa lo studioso. 

meno soddisfazione—  

Resta da capire quanto sia praticabile un cambiamento del genere al di là di un esperimento di qualche settimana. Seguire il menù vegano, infatti, si è rivelato ben più faticoso: le partecipanti allo studio si sono dette meno soddisfatte del cibo fino ad ammettere non poche difficoltà legate alla forza di volontà nel seguire la dieta mediterranea modificata. E, dettaglio non trascurabile, per tutte le sei settimane hanno ricevuto un integratore di vitamina B12, per prevenire le carenze che si associano all’alimentazione vegana.