di
Anna Fregonara
Scegliere carboidrati a lento rilascio, come cereali integrali e proteine magre, aiuta a mantenere livelli di energia più stabili. Inoltre, mantenere orari regolari per i pasti, anche durante il turno di notte, riduce il rischio di disturbi digestivi
In una società «aperta» 24 ore su 24, 7 giorni su 7, il lavoro a turni al di fuori del classico lunedì-venerdì dalle 9 alle 17 è sempre più diffuso.
Un gruppo di ricercatori ha analizzato il suo impatto su abitudini alimentari, sonno e salute mentale dei lavoratori in Italia, utilizzando questionari validati.
Lo studio, chi rischia di più
Lo studio osservazionale, pubblicato sull’European Journal of Nutrition, ha coinvolto 322 lavoratori, di cui 166 turnisti (57 per cento con turni notturni) e 156 non turnisti.
«I risultati confermano tendenze già osservate nella letteratura scientifica» dice Sofia Lotti, biologa nutrizionista e assegnista di ricerca al Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze, prima autrice dell’indagine. «Rispetto a chi lavora con orari tradizionali, i turnisti mostrano una minore aderenza alla dieta mediterranea, riconosciuta a livello globale come una delle più salutari. In particolare, consumano meno legumi e pesce, alimenti essenziali di questo modello alimentare. Questo potrebbe dipendere dalla difficoltà di trovare pasti sani durante gli orari lavorativi o dalla maggiore propensione a scegliere cibi pronti e poco equilibrati. Inoltre, i lavoratori con cronotipo serotino mostrano abitudini alimentari ancora meno salutari. I turnisti hanno anche un rischio quasi tre volte superiore di sperimentare una peggiore qualità del sonno e hanno una maggiore esposizione a sintomi di ansia e stress».
Non tutti i turni sono uguali
Non tutti i turni sono uguali. Confrontando chi lavora di notte con chi svolge solo turni diurni, i ricercatori hanno visto che i primi presentano un rischio superiore in tutti e tre gli aspetti considerati: alimentazione, salute mentale e sonno. Studi precedenti avevano già evidenziato che fino al 70 per cento dei vigili del fuoco riferisce una scarsa qualità del sonno e oltre il 35 per cento dei turnisti si addormenta al lavoro almeno una volta alla settimana.
«In Italia, le più recenti rilevazioni (Stat e Isfol) stimano che circa tre milioni di lavoratori siano coinvolti nei turni notturni, una quota significativa della forza lavoro, soprattutto nei settori della sanità, dei trasporti, della sicurezza e della produzione industriale» spiega la ricercatrice. «Per ridurre l’impatto negativo del lavoro a rotazione sulla salute, sono necessari interventi su più livelli: individuale, aziendale e pubblico. Un aspetto chiave è ottimizzare la gestione dei turni, limitando quelli notturni e riducendo la loro consecutività. Oltre a migliorare le condizioni di lavoro, è fondamentale sensibilizzare i lavoratori sull’importanza di gestire il proprio benessere psicofisico. Mantenere orari regolari per i pasti, anche durante i turni notturni, aiuta a stabilizzare il metabolismo e a ridurre il rischio di disturbi digestivi».
Cosa preferire a tavola
Aggiunge Sofia Lotti: «È fondamentale preferire pasti leggeri e bilanciati, evitando cibi troppo grassi o zuccherati che possono provocare cali di energia o difficoltà nel riposo. Scegliere carboidrati a lento rilascio, come cereali integrali, e proteine magre contribuisce a mantenere livelli di energia più stabili. Un altro aspetto importante è che sia garantita la disponibilità di cibi sani sul luogo di lavoro, affinché i turnisti possano accedere con facilità a opzioni valide dal punto di vista nutrizionale. Infine, sensibilizzare i lavoratori sui rischi di una cattiva alimentazione e promuovere una formazione adeguata potrebbe aiutarli a compiere scelte più consapevoli, migliorando il loro benessere complessivo».
Siamo «gufi», «allodole» o una via di mezzo?
Il cronotipo indica la predisposizione individuale a essere più attivi in determinati momenti della giornata, in base ai ritmi circadiani. «Il cronotipo mattutino tende a svegliarsi e andare a dormire presto» precisa Lotti. «Il cronotipo serotino ha l’abitudine di alzarsi e coricarsi più tardi. Tra questi due estremi c’è il cronotipo intermedio, adatto alla maggioranza della popolazione. L’interesse scientifico sui cronotipi è cresciuto: le ricerche suggeriscono che i serotini abbiano un rischio maggiore di sviluppare alcune patologie rispetto ai mattutini. Le cause non sono ancora chiare, ma le prove indicano che questa predisposizione potrebbe essere legata alla maggiore vulnerabilità dei serotini alla crono distruzione, l’alterazione dei ritmi circadiani. Inoltre, i serotini tendono a consumare i pasti più tardi o a saltarne alcuni più spesso rispetto ai mattutini, comportamenti che potrebbero ulteriormente interferire con l’equilibrio del nostro orologio biologico interno».
16 gennaio 2026
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