di
Rosanna Scardi

Il grande studioso di longevità ha lasciato l’Italia a 16 anni: «Sono andato negli Stati Uniti per inseguire la passione per musica, ancora oggi sogno che Loredana Bertè canti una delle mie canzoni». Il nuovo laboratorio a Milano: «L’abitudine dell’aperitivo alle 19 è pessima, meglio una cena salutare»

«I milanesi hanno l’abitudine pessima dell’aperitivo alle 19. Dietro questa moda c’è un interesse commerciale, come per le sigarette, che a cascata influenza tutti. Chi non vorrebbe lo Spritz con le patatine? Tanto più che lo prendono tutti. Se Milano vuole essere una città sana, vanno cambiate le priorità». A parlare è Valter Longo, esperto di fama internazionale sulla longevità e sulle malattie da invecchiamento, che, nel 2017, ha posto nella metropoli lombarda le basi della sua Fondazione e della ricerca di molti studi clinici.

Professor Longo, perché l’aperitivo non fa bene?
«Porta a consumare grassi e amidi al posto di una cena salutare. Un problema, quando sono già pochi i milanesi che seguono la dieta mediterranea, o quella della longevità, tantomeno la mima digiuno ovvero una dieta che, in effetti, mima il digiuno, attivando i processi biologici associati, ma con un apporto di calorie, vitamine, minerali e nutrienti essenziali».



















































Qual è la sua ricetta per la longevità?
«Oltre alla dieta mima digiuno ogni tre-quattro mesi, consumare tutti i pasti della giornata all’interno di un arco temporale di 12 ore. E soprattutto non mangiare di meno, ma di più: il famoso minestrone che tutte le regioni hanno, e tanto cibo salutare piuttosto che l’aperitivo e poi il piatto di pastasciutta con il cestino di pane accanto».

Lei cosa mangia?
«Quello che predico. Per colazione friselle integrali che arrivano da Altamura, su cui spalmo una crema di mandorle pugliesi e cacao, una mela o del melone, té verde e nero mischiati; pranzo solo nel fine settimana, normalmente verdure e pesce come salmone, orate, spigole, sardine e acciughe; la sera, mi gusto un minestrone enorme con 80 grammi di pasta, 250 di verdure (spinaci, broccoli, carote, ecc.) oltre a 250 grammi di legumi».

La pizza?
«La mangio spesso, ma senza formaggio».

Un dolce della tradizione?
«A Natale e per qualche settimana dopo anche il panettone dei laboratori artigianali milanesi, vegano e con olio d’oliva extravergine».

Lei e il suo team avete condotto studi sulla longevità e sulla dieta mima digiuno in Calabria e a breve in Campania per migliorare la salute degli adolescenti. Se dovesse fare uno studio a Milano, su cosa si concentrerebbe?
«Condurrei gli stessi studi, ma finora, in Lombardia, non ci siamo riusciti. In Emilia Romagna, Campania, Calabria e Liguria abbiamo un rapporto diretto con i presidenti di regione: è stato De Luca, ad esempio, a spingere affinché iniziassimo la ricerca, in Liguria, Bucci ha mostrato grande interesse. Auspico di poter riuscire a collaborare per finalità cliniche ed educative anche con il presidente Fontana e la sua giunta».

Quali sono i problemi dei milanesi e in generale dei lombardi?
«Si pensa che in centro a Milano siano tutti sani e snelli, ma non è così. Se ci fosse solo il Sud, l’Italia sarebbe al primo posto in Europa per obesità infantile. Milano e la Lombardia meglio, contribuiscono comunque al secondo posto europeo dell’Italia per quanto riguarda l’obesità nei bambini, dietro Cipro».

Il 10 giugno inaugurerà un secondo ambulatorio in corso Genova 23 (il primo è in via Borgogna 9, in zona San Babila); martedì 9, l’open day. Perché un secondo ambulatorio?
«Per espanderci a Milano, offrendo un servizio comodo anche in altre zone della città. Ci saranno le nutrizioniste e i nutrizionisti della Fondazione, che accompagneranno i cittadini in un percorso verso uno stile di vita sano, equilibrato e sostenibile nel tempo».

Milano è anche la sede della sua Fondazione.
«Non poteva che essere così: è la base ospedaliera in Italia, la prima città per la cura del cancro. Dopo Milano e Los Angeles ci siamo espansi a Roma, in provincia di Reggio Calabria, a Napoli, Firenze e presto a Cosenza, L’Aquila, Genova e a Abu Dhabi. Anche il lavoro di divulgazione parte da Milano, così come il coordinamento del Nutrition & Longevity Festival, alla quarta edizione, che si terrà il 12 e 13 settembre a Cervia, e che l’anno scorso ha visto un’affluenza di diecimila spettatori».

Qual è la mole di lavoro della Fondazione Valter Longo?
«Nel 2025, quattromila visite».

Lei dove vive?
«Per otto mesi l’anno a Los Angeles e, quando sono in Italia, faccio avanti e indietro tra Genova, la mia città, e Milano, una metropoli eccellente, che non ha nulla da invidiare a quelle americane: ha i suoi vantaggi e svantaggi, ma se la gioca bene e, nel campo clinico e della ricerca, possiede tutto».

Nel suo ultimo libro “Il peso della longevità” (Piemme) tratta in modo approfondito il rapporto tra obesità e diabete: qual è la sua opinione sull’uso di farmaci a base di semaglutide per dimagrire?
«Se per due anni un paziente con obesità e diabete ha provato senza risultati a seguire la dieta mediterranea, seguito dal nutrizionista, si può provare il farmaco agonista del recettore del GLP-1. Ma non è detto che abbia senso: il 92% dei pazienti smette entro due anni e, nell’arco di 6-12 mesi, riprende la massa grassa e non muscolare. Per chi continua, il semaglutide può ridurre la mortalità cardiovascolare del 10%, ma seguire la dieta mediterranea può ridurla del 20%».

E per chi vuole perdere pochi chili?
«Usare il semaglutide è un’assurdità».

Sempre in un suo libro raccontava di un paziente che ha avuto in cura che l’ha «accompagnata» in volo da Los Angeles a Parigi.
«È un pilota di Air France che è tornato a pilotare i Boeing dopo essere guarito da un tumore metastatico al rene al quarto stadio abbinando digiuno e chirurgia; ha insistito nel volermi riportare a casa per ringraziarmi».

Lei ha lasciato Genova a 16 anni inseguendo la passione per la musica negli Stati Uniti: l’ha accantonata?
«Prima o poi registrerò le mie canzoni in studio. Alcune le ho scritte anni fa e vorrei farle interpretare».

Da chi?
«Loredana Bertè, per esempio, sarebbe perfetta per una canzone che ho scritto molti anni fa negli Usa, “La vita è adesso”».

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9 giugno 2026 ( modifica il 9 giugno 2026 | 08:15)