Si tratta di un problema più frequente durante la stagione estiva perché il caldo facilita la moltiplicazione di batteri e altri microrganismi negli alimenti, specie se i cibi vengono conservati o preparati in modo non corretto

Diarrea, nausea, vomito, dolori addominali e febbre sono i segnali più comuni delle infezioni alimentari, un problema più frequente durante la stagione estiva perché il caldo facilita la moltiplicazione di batteri e altri microrganismi negli alimenti, specie se i cibi vengono conservati o preparati in modo non corretto. 
«La maggior parte delle infezioni alimentari è provocata da batteri, virus, tossine e parassiti — spiega Stefano Fagiuoli, direttore del Dipartimento di Medicina dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo —. Sono spesso coinvolti Salmonella, Campylobacter, Escherichia coli, Listeria e Clostridi. Più di rado possono essere chiamati in causa virus, come quello dell’epatite A e il Norovirus, o parassiti». 
Le fonti di contagio sono numerose: carni crude o poco cotte, uova crude, latte non pastorizzato, frutti di mare e vegetali contaminati, cibi lasciati a temperatura ambiente troppo a lungo, acqua non sicura o alimenti già cotti contaminati da utensili usati per cibi crudi. 

I sintomi

I sintomi possono comparire dopo poche ore ma anche a distanza di un paio di settimane dall’ingestione dell’alimento contaminato, come nel caso dell’epatite A. «Generalmente le infezioni provocano disturbi gastrointestinali destinati a risolversi in pochi giorni — dice Fagiuoli —. Tuttavia, alcuni ceppi per esempio di Escherichia coli o Campylobacter, possono causare diarrea molto intensa e talvolta emorragica, con complicanze soprattutto in bambini piccoli e anziani. In questi casi ciò che conta è evitare la disidratazione. Gli antibiotici vanno usati solo su indicazione medica».



















































Listeria

Particolare attenzione merita la Listeria monocytogenes, un batterio che può proliferare anche alle temperature del frigorifero e contaminare alimenti pronti al consumo (panini confezionati, paté, ecc…). Nella maggior parte delle persone provoca sintomi simili a quelli influenzali o gastrointestinali, ma in gravidanza può avere conseguenze serie per il feto. «Per ridurre il rischio di queste infezioni, occorre lavare sempre bene le mani, separare alimenti crudi e cotti, cuocere in modo adeguato carne, pesce e uova, conservare i cibi in frigorifero, non lasciare piatti pronti al caldo per troppo tempo e prestare attenzione a creme, maionese, frutti di mare e prodotti deperibili», conclude l’esperto.

ilMedicoRisponde

Il servizio esclusivo del Corriere della Sera con medici e specialisti d’eccellenza che rispondono gratuitamente ai quesiti sulla tua salute

ilMedicoRisponde

5 agosto 2026