di
Anna Fregonara
La svolta verso una vita più lunga vissuta in salute è nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte al mondo
E se il cuore si infiammasse, come accade con il mal di gola ma per cause diverse? In gola è un germe a far scattare l’infiammazione, la difesa con cui il sistema immunitario reagisce e che, finito il «lavoro», si spegne. È, invece, l’accumulo di colesterolo a suonare l’allarme nelle arterie. Qui, però, l’infiammazione non si spegne più.
Colesterolo e infiammazione
Questa scoperta ha aperto una strada nuova nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel mondo. «L’aterosclerosi è una malattia infiammatoria cronica della parete delle arterie. Il passo decisivo che ha trasformato questa teoria in azione clinica è stato lo studio Cantos, che ha dimostrato per la prima volta che ridurre l’infiammazione con un farmaco specifico abbassa il rischio di eventi cardiovascolari, indipendentemente dal livello di colesterolo. Da qui la raccomandazione dell’American College of Cardiology, dello scorso autunno, di misurare la proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP) in chi viene valutato per il rischio cardiovascolare», spiega Fabrizio Oliva, direttore del dipartimento di Cardiologia Clinica dell’ospedale Niguarda di Milano.
Svolta nella prevenzione
Per decenni i cardiologi hanno imparato a riconoscere quattro grandi fattori di rischio: pressione alta, fumo, colesterolo Ldl e diabete.
«La svolta dell’infiammazione ridisegna la prevenzione, perché diventa un nuovo fattore, misurabile anche nelle persone sane, che aiuta a individuare per tempo chi è a rischio pur senza i fattori classici», chiarisce l’esperto.
Le varianti genetiche
«Tra le terapie del futuro si guarda anche ai centenari, tra i quali è più frequente una variante del gene BPIFB4, chiamata LAV (Longevity-Associated Variant, «Variante associata alla longevità»). Chi la possiede produce livelli più alti della proteina corrispondente e nei topi somministrare il gene o la proteina ha ridotto l’aterosclerosi e migliorato la funzione del cuore. Siamo ancora alla ricerca di base, ma la prospettiva è affascinante».
Gli 8 fattori
In ogni caso, in chiave longevità la maggior parte delle malattie cardiovascolari si può prevenire agendo a ogni età sui fattori modificabili che l’American Heart Association ha riunito nei Life’s Essential 8: 4 comportamenti – alimentazione, attività fisica, sonno e non fumare – e 4 parametri clinici, pressione, glicemia, colesterolo e peso.
Sport, vegetali e sonno
«L’attività fisica è uno dei pilastri più efficaci. Seguire le indicazioni di 150 minuti a settimana di attività da moderata a vigorosa riduce il rischio di malattia coronarica del 22% nelle donne e del 17% negli uomini», dice Oliva. «Il movimento migliora la funzione dei mitocondri, abbassa l’infiammazione e la pressione, migliora il profilo lipidico e la sensibilità all’insulina, rallenta i processi di invecchiamento che portano a malattie come lo scompenso. Uno studio sull’European Journal of Preventive Cardiology ha osservato che dopo gli 80 anni a ogni 100 “brevi camminate” (di almeno 2 passi) in più al giorno si associava un rischio cardiovascolare inferiore del 39%».
«Conta anche la qualità del sonno. Le evidenze più recenti disegnano una curva a U, con il rischio più basso intorno alle 7-8 ore a notte.
A tavola la novità riguarda i flavanoli, composti vegetali che sembrano proteggere il cuore quando se ne assumono circa 500 mg al giorno con una dieta varia, equilibrata e di stagione, ricca di alimenti che ne contengono molti come tè, mele e frutti di bosco».
Il microbiota (e i giovani)
La prevenzione passa anche dall’equilibrio del nostro microbiota intestinale. «Le malattie cardiovascolari si accompagnano spesso a un intestino con meno batteri benefici e più microbi legati all’infiammazione», precisa Oliva. «I batteri trasformano ciò che mangiamo in sostanze che entrano in circolo e arrivano ai vasi, alcune protettive, altre dannose. La migliore alleata è la dieta varia, tipo quella mediterranea, ricca di fibre, che si basa su frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e olio extravergine di oliva».
Le raccomandazioni interessano anche i giovani. «Uno studio su oltre 18 mila persone, dai 9 ai 55 anni, ha individuato due momenti in cui la salute del cuore accelera il declino, intorno ai 17 e ai 37 anni. Questo non significa che a 17 anni si manifestino problemi, ma in questa fase iniziano ad accumularsi i fattori di rischio che gettano le basi per le malattie future. Il motivo combina cambiamenti biologici con l’adozione di stili di vita spesso poco salutari», conclude lo specialista.
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8 luglio 2026 ( modifica il 8 luglio 2026 | 08:20)
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