di
Cristina Ravanelli

La refrigerazione rallenta la presenza di eventuali salmonelle presenti. Meglio tenerle nel loro cartone di vendita e posizionarle nei piani centrali. I consigli dell’esperta

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono oltre 250 le possibili tossinfezioni alimentari, tra le più diffuse ci sono quelle causate dalla salmonella, l’agente batterico più comunemente isolato, responsabile di oltre il 50 per cento delle infezioni gastrointestinali.

Sintomi 

I sintomi della malattia possono comparire tra le 6 e le 72 ore dall’ingestione di alimenti contaminati (generalmente si manifestano dopo 12-36 ore) e si protraggono per 4-7 giorni. Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno e non richiede l’ospedalizzazione, ma talvolta l’infezione può aggravarsi al punto tale da rendere necessario il ricovero. La loro gravità varia dai semplici disturbi del tratto gastrointestinale (febbre, dolore addominale, nausea, vomito e diarrea) fino a forme cliniche più gravi (batteriemie o infezioni focali a carico per esempio di ossa e meningi) che si verificano soprattutto nelle persone fragili (anziani, bambini e soggetti con deficit a carico del sistema immunitario). 



















































Contaminazione 

L’habitat naturale della salmonella è l’apparato gastrointestinale di alcuni animali, principalmente pollame e maiali che eliminano il batterio con le feci e queste possono contaminare gli alimenti. Ma il cibo contaminato, solitamente, non presenta alcuna alterazione (colore, odore, sapore, consistenza) per questo è difficile accorgersene. Inoltre, la contaminazione  può avvenire in varie fasi: durante la preparazione, dopo la cottura o a causa di una manipolazione non corretta degli alimenti.

Uova fresche 

Tra i principali alimenti a rischio salmonella ci sono le uova (nell’elenco però compaiono anche latte crudo, carne, salse, frutta e verdura). Il batterio della salmonella può essere eliminato solo con la cottura. Un segnale di avvenuta eliminazione è la consistenza del tuorlo: se è sodo in tutte le sue parti significa che la temperatura è stata sufficiente alla coagulazione delle proteine. Alimenti preparati con le uova crude, come il tiramisù e la maionese, invece sono a rischio. «Per questi prodotti bisogna fare attenzione: usare uova fresche appena comprate e soprattutto consumarli subito dopo la preparazione. Così si evita che i batteri, eventualmente presenti, proliferino» spiega Antonia Ricci, direttrice generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).  

Come conservarle 

Le uova, al supermercato, possono essere esposte in scaffali non refrigerati; tuttavia, dopo l’acquisto vanno sempre conservate in frigo. «La refrigerazione, infatti, rallenta la proliferazione di eventuali salmonelle presenti. Consiglio anche di riporle nei piani centrali, dove la temperatura è più stabile rispetto allo sportello, che è soggetto a sbalzi termici dovuti al continuo aprire e chiudere. Infine, meglio tenerle nel loro cartone di vendita anziché nei portauova di cui molti frigoriferi sono dotati: così non si rischia la contaminazione con altri alimenti. Per lo stesso motivo il cartone va eliminato e non riutilizzato» conclude l’esperta.

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23 agosto 2026