Lo studio pubblicato sul BMJ ha messo a confronto anche altri modelli alimentari fondati sul digiuno, oggi molto in voga tra food blogger, nutrizionisti e chef attenti alla salute. C’è la formula 16:8, dove si digiuna per 16 ore consecutive così da concentrare i pasti in un’unica finestra di 8 ore: una soluzione che, in pratica, riduce spesso l’alimentazione a due pasti principali, magari uno brunch tardivo e una cena anticipata. Oppure c’è il modello 5:2, che prevede cinque giorni di libertà alimentare e due giorni di restrizione drastica. Ma a spuntarla, per ora, resta il metodo alternato: un giorno si mangia, il giorno dopo si salta. Una routine che può sembrare radicale ma che, per chi riesce a integrarla nel proprio stile di vita (e nella propria agenda culinaria), sembra dare i risultati più concreti.