di
Maria Teresa De Rose

Mangiare più frutta/verdura ed evitare grassi saturi e zuccheri salva i nostri reni: lo conferma uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal

Oggi siamo bombardati da diete di ogni tipo: proprio tutti hanno un’opinione sulla nutrizione, persino il personal trainer della nostra palestra (magari senza titolo di studio idoneo). Come orientarsi per capire che cosa faccia davvero bene alla nostra salute? A proposito dell’effetto di ciò che mangiamo sulla salute dei reni fa chiarezza uno studio appena pubblicato sul Canadian Medical Association Journal. Nella ricerca viene esaminata in particolare la dieta EAT-Lancet Planetary, un modello basato su alimenti vegetali, pochissima carne e limitazione di zuccheri aggiunti e grassi.

UN PROBLEMA IN CRESCITA
Questa malattia colpisce 10 persone su 100 nel mondo e potrebbe diventare la quinta causa di morte entro il 2040. «La malattia renale cronica (condizione in cui i reni fanno fatica a lavorare e non riescono a svolgere le loro fondamentali funzioni ndr) è in espansione in tutto il mondo, così come sono in aumento i casi con stadi più avanzati di malattia e la mortalità ad essa correlata», conferma Vincenzo Bellizzi, Direttore UOC Nefrologia e Dialisi, Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e Consigliere del Direttivo della Società Italiana di Nefrologia (Sin). «Per la malattia renale la mortalità sta aumentando», precisa «al contrario delle altre malattie croniche dove invece è in riduzione». È molto importante quindi intervenire a tutti i livelli nella prevenzione, sia evitando la comparsa della malattia che, quando questa è già presente, rallentando la sua progressione verso gli stadi più avanzati, e l’alimentazione ne è un cardine». 



















































LO STUDIO
La ricerca si basa su dati britannici e ha coinvolto 179.508 persone (provenienti da Inghilterra, Scozia e Galles) con età compresa fra i 40 e i 69 anni. Le informazioni sono state raccolte attraverso un questionario e il periodo di osservazione è stato di circa 12 anni. Durante questo lasso di tempo il 2,7% dei partecipanti ha sviluppato una malattia renale cronica. I ricercatori hanno quindi esaminato le loro abitudini a tavola.

I dati analizzati mostrano che aderire alla dieta EAT-Lancet Planetary diminuisce significativamente l’incidenza (la comparsa) di malattia renale cronica. L’effetto protettivo è stato più evidente nelle persone che vivono lontano da spazi verdi e in chi possiede alcune specifiche varianti genetiche. La novità importante di questo studio è che la chiave per salvare i nostri reni risiede essenzialmente nel ridurre zuccheri e grassi, che contribuiscono a uno stato infiammatorio di fondo e attivano un processo di stress ossidativo (uno squilibrio che provoca danni alle cellule, accelerando l’invecchiamento e favorendo malattie croniche).

«Questo tipo di dieta è vantaggiosa sotto molti aspetti» prosegue Bellizzi. «Tale regime alimentare non protegge solo i reni ma anche il cuore. Infatti, aiuta a controllare il peso corporeo e mangiare meno sale, oltre che meno grassi saturi e zuccheri semplici, contribuendo così a prevenire le malattie cardiovascolari in generale. Dunque, occorre prevenire, come dice questo studio, la comparsa di malattia renale e il primo livello di intervento è uno stile di vita sano, che comprende alimentazione “sana” e attività fisica».

LA DIETA  
Proposta nel 2019 dalla EAT-Lancet Commission, è un modello di dieta prevalentemente vegetale. Si basa sul consumo di cereali integrali, verdure, frutta, legumi e frutta secca e limita gli alimenti di origine animale (soprattutto di carne rossa), compresi i latticini, grassi e zuccheri aggiunti. Nasce con l’obiettivo di ridurre il rischio di malattie croniche come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e mortalità in generale, oltre a minimizzare l’impatto ambientale della produzione alimentare, come le emissioni di gas serra e il consumo di risorse idriche. Seguire questa alimentazione, quindi, fa bene al cuore, ai nostri reni e anche al nostro pianeta.

«Questo modello alimentare rientra fra le diete cosiddette “plant-based”, come la dieta mediterranea» spiega Bellizzi «Tutti questi modelli alimentari si basano su un elevato consumo di alimenti di origine vegetale, evitano cibi processati o ultra-processati preferendo cibi freschi senza conservanti. È noto che questo tipo di diete abbiano effetti positivi su diverse patologie croniche e questo studio è la conferma che tale approccio nutrizionale sia efficace anche per la prevenzione della malattia renale».

Quando insorge la malattia renale cronica che cosa possiamo fare?
«La malattia renale cronica il più delle volte progredisce verso la malattia renale terminale ed è indispensabile mettere in atto un programma terapeutico complesso che ne rallenti la progressione. L’intervento nutrizionale ha un posto fondamentale in questo intervento terapeutico. In una fase iniziale della malattia sono sufficienti i consigli alimentari del nefrologo, ma negli stadi avanzati è necessario un nutrizionista specializzato in malattia renale che lavori di concerto con il medico e realizzi un piano personalizzato per il singolo paziente. Una dita renale non consiste soltanto nella riduzione delle proteine, ma serve una dieta bilanciata, adeguata per calorie, che consideri i bisogni specifici del singolo paziente, la sua alimentazione attuale e sia “costruita” sulle esigenze del paziente».

Quanto contano le proteine?
«Il cardine della terapia dietetica per ridurre la progressione della malattia renale è costituito dalla riduzione dell’apporto di proteine. Tuttavia, bisogna considerare anche l’aspetto qualitativo delle proteine, oltre quello quantitativo: a parità di riduzione della quota proteica della dieta, le proteine di origine vegetale hanno un impatto migliore sul controllo metabolico e sulla progressione della malattia rispetto a quelle di origine animale. Ci sono chiare evidenze di letteratura che le dieta “plant-based”, come questo tipo di dieta (la EAT-Lancet Planetary, ndr), abbiano un effetto benefico anche sulla progressione della malattia renale cronica, non solo sulla sua insorgenza»

Come ci dobbiamo comportare verso i vari prodotti (integratori, tisane e simili) pubblicizzati come “detox” o “drenanti”? Rischiano di essere pericolosi?
«Sì, questo rischio esiste. Molti “integratori” contengono assieme più elementi nutritivi, benefici singolarmente, ma alcuni di questi potrebbero non essere necessari, o essere addirittura controindicati nel singolo paziente. Per esempio, un nutriente utile sia nella popolazione generale che nella malattia renale come la vitamina D, viene spesso aggiunto negli integratori, ma nei malati renali che la stanno già assumendo potrebbe causare sovraddosaggio e complicanze metaboliche. Oppure alcune erbe officinali comuni, come il ginseng o le Echinacee, potrebbero interferire con l’assorbimento dei farmaci immunosoppressori utilizzati nel trapianto di rene e favorire il rigetto del rene. Quindi il nefrologo e il nutrizionista esperto valuteranno se siano necessarie integrazioni oltre la dieta. Si parla sempre di un dietista esperto in patologia renale perché un dietista generale può non avere il “know-how” necessario per gestire la dieta complessa della malattia renale cronica».

MITI DA SFATARE
«Una credenza diffusa è che molta acqua (nella malattia renale, ndr) “lavi” i reni e “curi” l’insufficienza renale. Questo non è stato mai dimostrato e benché la capacità dei reni di eliminare l’acqua sia conservata fino alle fasi avanzate della malattia renale, con i reni malati eccessive quantità di acqua possono contribuire alla ritenzione idrica e vanno evitate. Analogamente, restrizioni eccessive, specie nelle stagioni calde e nei soggetti anziani, possono provocare disidratazione e peggioramento della funzione renale. Bisogna bere seguendo il senso della sete che rispecchia le necessità di acqua del nostro organismo”.
Un falso mito, che ha la conseguenza molto negativa di limitale l’utilizzo della dieta ipoproteica, è il timore che tale dieta possa determinare malnutrizione. La malnutrizione è una complicanza temibile della malattia renale ma la principale causa nutrizionale è il ridotto apporto energetico. Una dieta renale adeguata, con ridotto apporto di proteine e un contenuto idoneo di calorie, non induce malnutrizione».

6 febbraio 2026