di Chiara Amati
Oggi, martedì 30 giugno, Serena Williams torna a Wimbledon per la 23ª volta. Al primo turno sfida l’australiana Maya Joint, classe 2006 e numero 53 del ranking WTA. Ecco come si alimenta la tennista americana che, a 44 anni e 9 mesi, si rimette in gioco ai più alti livelli: «Lo faccio per le mie figlie»
A quasi 4 anni dallo stop, dopo la sconfitta contro la Tomjanovic nella «notte delle lacrime» agli Us Open, Serena Williams torna dove ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del tennis. Quarantaquattro anni e 9 mesi – è nata il 26 settembre 1981in Michigan – l’americana ha chiesto una wild card all’All England Club per Wimbledon 2026, dove giocherà anche nel singolare, diventando di fatto la protagonista assoluta del torneo ancor prima di scendere in campo. Un ritorno che riporta l’attenzione non solo sul suo talento, ma anche sullo stile di vita che le ha permesso di restare competitiva a un’età in cui la maggior parte delle colleghe ha concluso la carriera.
Una longevità sportiva che passa anche dalla tavola. Da anni Serena segue una dieta per lo più plant-based, basata cioè su alimenti di origine vegetale. Non si definisce vegana in ogni momento dell’anno, ma ha raccontato più volte di mangiare «per il 99% vegano», concedendosi rare eccezioni quando ne sente il desiderio. Una scelta nata per sostenere la sorella Venus, classe 1980, che adottò il regime vegano dopo la diagnosi di sindrome di Sjögren. Con il tempo, Serena ha fatto suo questo approccio, trasformandolo in uno degli strumenti della sua preparazione atletica.
La dieta: tanta frutta, verdure e legumi
Nel suo piatto finiscono soprattutto frutta fresca, verdure, cereali integrali, legumi, avocado, frutta secca e semi oleosi. Tra gli alimenti che non mancano quasi mai ci sono quinoa, riso integrale, ceci, lenticchie, spinaci, cavolo riccio, broccoli e patate dolci, fonti preziose di carboidrati complessi, fibre e micronutrienti.
A colazione, come ha più volte dichiarato, preferisce smoothie ricchi di frutta e bevanda vegetale oppure toast integrali con avocado. Il pranzo ruota attorno a grandi insalate con proteine vegetali, mentre la cena comprende cereali, verdure e legumi. Quando gli allenamenti si fanno intensi aumenta l’apporto di carboidrati complessi per sostenere il lavoro muscolare. Anche gli spuntini seguono la stessa filosofia: mandorle, pistacchi, frutta fresca o barrette vegetali ad alto contenuto proteico.
Perché una tennista sceglie un’alimentazione vegetale
Negli ultimi anni diversi atleti d’élite hanno sperimentato diete per lo più vegetali. Chi sceglie questo approccio lo fa soprattutto per aumentare il consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, alimenti naturalmente ricchi di fibre, vitamine, minerali e composti antiossidanti, riducendo al tempo stesso l’apporto di grassi saturi. Le evidenze scientifiche, però, invitano a evitare semplificazioni. Secondo l’Academy of Nutrition and Dietetics, la British Dietetic Association e la International Society of Sports Nutrition, «una dieta vegana ben pianificata può essere adeguata anche per chi pratica sport ad alto livello». Questo non significa, però, che una dieta vegana renda un atleta più performante: a oggi gli studi non mostrano vantaggi rispetto a una alimentazione onnivora ben strutturata. La differenza la fa la pianificazione. Nel caso di una professionista come Serena Williams, il piano alimentare viene infatti costruito e monitorato da nutrizionisti e preparatori atletici, che adattano energia e nutrienti ai carichi di allenamento.
Il ritorno al gioco è frutto di un lavoro enorme
Pensare che il ritorno di Serena Williams dipenda soltanto dall’alimentazione sarebbe riduttivo. È casomai il risultato di mesi di allenamento. Serena ha lavorato sulla forza, sulla mobilità e sulla prevenzione degli infortuni, tornando poco alla volta a una condizione che ha impressionato anche gli addetti ai lavori. Nei tornei di preparazione sull’erba è apparsa competitiva soprattutto al servizio e nei colpi da fondo campo. Resta da capire quanto riuscirà a reggere gli spostamenti negli scambi più lunghi. In ogni caso, l’atleta ha spiegato che il ritorno non nasce dalla rincorsa a un altro record. La motivazione principale sarebbe più personale: «Mostrare alle mie figlie che non è mai troppo tardi per accettare una nuova sfida e che il lavoro, la disciplina e la determinazione possono contare più dell’età».
Chi è Serena Williams
Nata il 26 settembre 1981 a Saginaw, nel Michigan, Serena Jameka Williams è considerata una delle più grandi tenniste della storia. Diventata professionista nel 1995 sotto la guida del padre Richard, ha rivoluzionato il tennis femminile grazie a una combinazione di potenza, atletismo e mentalità competitiva mai vista prima. In carriera ha conquistato 23 titoli del Grande Slam in singolare — il record nell’era Open —, 7 Wimbledon, 7 Australian Open, 6 US Open e tre Roland Garros. A questi si aggiungono 14 Slam di doppio insieme alla sorella Venus, quattro medaglie d’oro olimpiche e 73 titoli WTA in singolare. È stata numero uno del mondo per 319 settimane complessive e detiene il primato assoluto dei premi in denaro conquistati nel tennis femminile.
Fuori dal campo ha sposato nel 2017 Alexis Ohanian, cofondatore di Reddit, dal quale ha avuto due figlie, Olympia e Adira. Negli ultimi anni ha affiancato al tennis l’attività imprenditoriale, fondando Serena Ventures, un fondo di investimento che punta soprattutto su startup create da donne e imprenditori provenienti da gruppi storicamente sottorappresentati. Parallelamente porta avanti diversi progetti filantropici.
Le polemiche
La sua carriera non è stata priva di polemiche. Rimane celebre la finale degli US Open 2018 contro la giapponese Naomi Osaka, durante la quale protestò contro l’arbitro Carlos Ramos ricevendo penalità che fecero discutere il mondo dello sport. Il match vinto dalla Osaka si concluse con una multa di 17mila dollari per la Williams: 4mila dollari per i presunti segnali scambiati con il suo coach durante l’incontro, 3mila dollari per aver rotto la racchetta in un gesto di rabbia e, infine, 10mila per gli insulti rivolti a Ramos. La multa venne detratta dal montepremi di 1,85 milioni di dollari vinto dalla campionessa.
Negli anni Williams è finita al centro del dibattito anche per le esenzioni terapeutiche concesse ad alcuni atleti, pur senza che le venisse mai contestata alcuna violazione delle norme antidoping. Parallelamente ha denunciato più volte episodi di razzismo e sessismo nel circuito, contribuendo ad accendere i riflettori sui temi dell’uguaglianza nello sport.
Ben più recente è la discussione legata all’utilizzo di farmaci a base di GLP-1, grazie ai quali Williams ha perso 14 chili. Sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2, questi medicinali oggi sono impiegati anche contro l’obesità perché aumentano il senso di sazietà e riducono l’appetito. La World Anti-Doping Agency li tiene sotto osservazione: non figurano tra le sostanze proibite, ma la comunità scientifica sta valutando se possano influenzare o meno la performance sportiva, al punto che alcuni studiosi parlano di possibile «doping metabolico».
Nonostante le controversie, il contributo allo sport di Serena Williams va oltre i trofei. Al di là dei titoli, la fuoriclasse americana ha contribuito a cambiare il modo di interpretare il tennis femminile e continua a rappresentare un punto di riferimento per intere generazioni di atlete, confermandosi simbolo di inclusione, emancipazione e longevità agonistica.
30 giugno 2026 ( modifica il 30 giugno 2026 | 19:55)
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