di
Maria Giovanna Faiella
La letteratura scientifica recente ha ridimensionato gli effetti benefici, riscontrati in studi sui topi e non sugli esseri umani. Quali sono i benefici «provati». A chi è sconsigliato il digiuno intermittente. Attenzione ai segnali del corpo. I consigli degli esperti
«Digiuno intermittente» praticato non solo per dimagrire ma per rallentare l’invecchiamento e restare in salute più a lungo: è davvero così? O sono stati sopravvalutati i benefici di questo regime alimentare che prevede l’alternare periodi di astensione dal cibo (in determinate ore del giorno o della settimana) a finestre temporali in cui mangiare? Cosa dice la scienza in proposito?
Ridimensionati gli effetti benefici
Spiega Elena Dogliotti, biologa e nutrizionista, supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi: «Studi su modelli animali hanno mostrato che la restrizione calorica e, in alcuni protocolli, la restrizione temporale dell’alimentazione possono aumentare la durata della vita e/o la durata della vita in buona salute. Negli studi preclinici il digiuno e, soprattutto, le fasting mimicking diets (diete che mimano il digiuno) hanno mostrato la capacità di modificare il metabolismo tumorale e di aumentare, in alcuni modelli, la sensibilità alle terapie antitumorali. Sono disponibili anche primi studi clinici nell’uomo, ma le evidenze sono ancora preliminari. Al momento – puntualizza Dogliotti – non abbiamo evidenze cliniche che dimostrino che il digiuno intermittente aumenti la durata della vita nell’uomo, anche se sono stati osservati effetti su alcuni fattori di rischio cardiometabolico e biomarcatori potenzialmente correlati all’invecchiamento».
Conferma lo psichiatra e nutrizionista Stefano Erzegovesi, esperto in nutrizione preventiva e disturbi alimentari: «La letteratura scientifica più recente, per esempio la Cochrane Review di Garegnani e altri del 2026 (ne abbiamo parlato qui), ha ridimensionato gli effetti benefici, a volte raccontati come “magici”, del digiuno intermittente: gran parte dell’entusiasmo sulla correlazione tra digiuno intermittente e longevità viene da studi sui topi, non sugli umani. Nei roditori la restrizione calorica e i regimi di digiuno prolungano effettivamente la vita, riducono i tumori, migliorano i marker metabolici. Nell’uomo, queste stesse evidenze non sono state replicate con la stessa significatività».
Stessi benefici della restrizione calorica
«Il punto scientifico più valido a oggi – riferisce il dottor Erzegovesi – è che il digiuno intermittente produce gli stessi benefici della restrizione calorica: cala il peso del 5% medio, migliorano insulinoresistenza, pressione arteriosa e alcuni marker infiammatori. Questi benefici sono attribuibili al deficit calorico che si produce mangiando in una finestra di tempo ristretta, non a un magico “effetto digiuno intermittente”. In pratica, il digiuno intermittente può essere, per alcune persone, un modo più semplice, rispetto al mangiare meno ad ogni pasto, per ridurre le calorie giornaliere».
Insomma, non è un nuovo elisir di lunga vita.
Continua Erzegovesi: «Può essere un modo utile per aiutare una persona a essere più consapevole del suo modo di mangiare:“Posso mangiare un po’ meno e sentirmi meglio” è una sensazione che può aiutare molto a ricostruire il nostro stile di vita in una direzione più salutare».
Digiuno intermittente e dieta mediterranea
«A proposito di stile di vita sani – sottolinea lo psichiatra e nutrizionista – un modo alternativo al digiuno intermittente, confermato da moltissimi studi scientifici, è cambiare l’alimentazione scegliendo alimenti a più bassa densità calorica: verdure, cereali integrali, legumi, quindi una dieta mediterranea più povera di calorie ma ricchissima di micronutrienti benefici come fibre e antiossidanti. I dati sulla dieta mediterranea non lasciano dubbi e sono di un altro ordine di grandezza rispetto al digiuno intermittente: riduzione documentata del rischio cardiovascolare, riduzione della mortalità totale, riduzione dell’incidenza di alcuni tumori, protezione cognitiva nell’invecchiamento cerebrale – sottolinea Erzegovesi –. La dieta mediterranea tradizionale già includeva forme naturali di digiuno intermittente: i giorni di magro (ad esempio il venerdì), la quaresima, i digiuni pre-eucaristici, la cena leggera contadina alle 19-20, la finestra di digiuno notturna di 12 ore che è stata la norma per generazioni. Il digiuno intermittente, che oggi consideriamo innovazione, è in gran parte quello che i nostri nonni facevano senza chiamarlo così, dentro una cornice di alimentazione mediterranea sana ed economicamente sostenibile».
I benefici «provati» del digiuno intermittente
«Come già detto, negli umani – spiega Erzegovesi – è stato dimostrato un calo di peso modesto (5% medio), equivalente alla restrizione calorica classica, un miglioramento della sensibilità insulinica in soggetti con obesità o prediabete, una riduzione modesta della pressione arteriosa, una riduzione dei trigliceridi e di alcuni marker infiammatori. Sono effetti correlati alla restrizione calorica più che al digiuno intermittente in quanto tale.
Negli animali da esperimento sono stati dimostrati molti più effetti: prolungamento della longevità, prevenzione dei tumori, prevenzione del declino cognitivo e della neurodegenerazione, attivazione dell’autofagia come meccanismo di ringiovanimento cellulare. Ricordiamo, però, – sottolinea Erzegovesi – che gli animali da esperimento hanno un metabolismo molto diverso dal nostro (molto più veloce) e, soprattutto, non possono scegliere cosa mangiare: dopo il digiuno intermittente il topolino si troverà il giorno dopo la solita pappa da esperimento, mentre un essere umano potrebbe dirsi “visto che ho digiunato, adesso mi tolgo lo sfizio e mi faccio un pasto ricco e sostanzioso”».
I rischi
Quanto ai possibili rischi, fa notare Erzegovesi, «il primo è la cosiddetta “indulgenza post-digiuno”, tipica degli esseri umani: molti pazienti rimangono affascinati dall’idea che “dopo il digiuno posso mangiare quello che voglio”, quindi nella finestra di 8 ore in cui “possono” mangiare si abbuffano di pizza, dolci, alcool, cibi ultraprocessati, con l’illusione che il digiuno “azzeri” tutto. Il digiuno intermittente, invece, funziona solo se la finestra di alimentazione è di qualità: quindi alimentazione mediterranea bilanciata nelle 8 ore in cui si mangia e solo acqua (e sonno) nelle 16 ore in cui non si mangia».
Consigli per chi ha patologie
Gli esperti, poi, sconsigliano pratiche di digiuno a determinati gruppi di persone. Avverte Erzegovesi: «Mai fare un digiuno intermittente in presenza di alcune patologie e in alcuni momenti della vita; in tutti gli altri casi, soprattutto se si assumono farmaci, parlarne sempre con il proprio medico curante».
«Nel paziente oncologico – dice Dogliotti – il digiuno non dovrebbe essere praticato autonomamente: eventuali protocolli di restrizione energetica devono essere valutati e supervisionati dall’équipe curante e, quando appropriato, nell’ambito di protocolli clinici».
Riprende Erzegovesi: «Il digiuno è sconsigliato a persone con storia di disturbi alimentari: nell’anoressia il digiuno riattiva il meccanismo restrittivo, nel disturbo da binge eating è quasi sempre il preludio a un’abbuffata compensatoria, nella bulimia rinforza il ciclo restrizione-abbuffata-eliminazione e peggiora i sintomi sia fisici sia psicologici. Quindi, massima attenzione a consigliare il digiuno intermittente in adolescenti e giovani donne: può essere un innesco per un disturbo alimentare in persone predisposte. Inoltre – continua Erzegovesi – anche le persone che soffrono di diabete e seguono una terapia farmacologica (insulina, sulfaniluree) devono fare attenzione: sono a rischio di ipoglicemia se il regime non è concordato col medico curante. E poi rispetto agli anziani, a rischio sarcopenia, la finestra alimentare ristretta può ridurre l’apporto proteico totale, accelerando la perdita di massa muscolare. In generale, sopra i 65 anni i rischi possono superare i benefici. Infine, non consigliamo mai il digiuno intermittente a persone che stanno crescendo o stanno facendo crescere, quindi bambini, adolescenti, donne in gravidanza e donne in allattamento».
Consigli per le persone sane
A chi non ha patologie gli esperti consigliano un approccio graduale.
«Per una persona sana che desideri sperimentare una moderata restrizione della finestra alimentare, una modalità “12:12” rappresenta un approccio semplice e generalmente poco restrittivo» osserva Dogliotti, che ricorda: «Durante il dimagrimento è importante preservare il più possibile la massa muscolare attraverso un adeguato apporto proteico e l’esercizio fisico».
Concorda Erzegovesi: «Il primo passo è iniziare con la forma più leggera: 12 ore di digiuno notturno, quindi cena finita entro le 20 e colazione alle 8 (oppure cena entro le 19 e colazione alle 7). È in pratica quello che facevano i nostri nonni. Ha già benefici, anche sulla qualità del sonno, non ha rischi e si può fare per tutta la vita. Se invece si vuole passare ad una finestra di digiuno più lunga, per esempio 14 ore di digiuno e 10 di alimentazione, e poi 16 ore di digiuno e 8 di alimentazione, si può farlo gradualmente, per esempio iniziando con 2-3 giorni alla settimana e prestando molta attenzione alla qualità del cibo nella finestra di ore in cui si mangia, quindi occhio a non cadere nell’indulgenza post-digiuno “adesso mangio quello che voglio”».
Attenzione ai segnali del corpo
Infine, consiglia lo psichiatra e nutrizionista: «Allenate la consapevolezza ed ascoltate il vostro corpo: se dopo alcune settimane vi sentite più concentrati, con un sonno più riposante e con un livello energetico più “tonico”, vuol dire che il vostro sistema metabolico sta lavorando bene con il digiuno; se invece vi sentite più irritabili, con sonno peggiorato, calo della libido o freddolosità, sono segnali che il regime non è adatto al vostro sistema. In questo caso è meglio sospendere e tornare al classico schema 12/12 dei nostri nonni» conclude Erzegovesi.
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17 agosto 2026 ( modifica il 17 agosto 2026 | 10:40)
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