di
Elena Meli
Ce n’è per tutti i gusti: di soia, avena, cocco, riso e di piselli. Sul confronto con il latte vaccino, gli ultimi studi mettono in discussione alcuni falsi miti
Mucche contro piante. Non è il titolo di un videogioco, ma potrebbe essere quello di una recente analisi scientifica sugli apporti nutrizionali del latte vaccino a confronto con quelli delle bevande vegetali, pubblicata di recente su Critical Reviews in Food Science and Nutrition.
Le proprietà del latte vaccino
I ricercatori sottolineano che il latte di mucca «è più della somma dei principali nutrienti che contiene ovvero calcio, proteine e grassi», ha spiegato la coordinatrice dell’indagine, la nutrizionista Therese O’Sullivan dell’Edith Cowan University in Australia.
«In un bicchiere di latte vaccino ci sono circa cento nutrienti e sostanze bioattive: la struttura complessiva dell’alimento influenza il modo in cui i nutrienti sono assorbiti e digeriti, la risposta glicemica al consumo e gli effetti sul colesterolo o sul microbiota intestinale. Il calcio per esempio è associato a proteine e fosforo che lo fanno assorbire facilmente e utilizzare con la massima efficienza dalle ossa».
Il confronto
Secondo gli autori perciò la convinzione che i latti vegetali siano più sani non è automaticamente vera, proprio perché non sempre riescono a replicare le condizioni necessarie per far assorbire bene i nutrienti; in più occorre leggere le etichette per assicurarsi che non contengano zuccheri aggiunti, olii o stabilizzanti che ne migliorano gusto e texture, ma possono peggiorarne la qualità nutrizionale.
Lo ha confermato uno studio statunitense su 219 latti vegetali, secondo cui questi contengono sempre meno proteine rispetto al latte vaccino; tuttavia, sono più poveri di grassi saturi e così che cosa bere dipende soprattutto dalle esigenze di salute di ciascuno, oltre che da un’eventuale scelta vegana.
Le varie opzioni
Il latte di soia, secondo un’indagine dell’Università del Minnesota, è il più simile a quello vaccino dal punto di vista nutrizionale; contiene isoflavoni, sostanze strutturalmente simili agli estrogeni, ma non ci sono evidenze certe che questo possa da un lato essere sicuramente vantaggioso per esempio contro le vampate in menopausa, dall’altro essere deleterio sugli uomini (l’unico caso certo di «femminilizzazione» riferito dalla letteratura medica è quello di un uomo che ne ha bevuti 1,2 litri al giorno per tre anni).
Il latte d’avena apporta un po’ più zuccheri ma è anche fra i più gradevoli al palato, oltre che fra i più ricchi di fibre; contiene fitati, sostanze antiossidanti e antinfiammatorie che possono tuttavia contrastare l’assorbimento di ferro, zinco e calcio.
Il latte di mandorla senza zuccheri aggiunti è l’alternativa giusta per chi vuole controllare la glicemia e le calorie, ma ha meno proteine rispetto a quello di soia.
Con il latte di cocco serve moderazione perché contiene una discreta quantità di grassi saturi: il gusto ci guadagna ma è bene non esagerare, anche se sembra contenere sostanze antiossidanti utili alla salute.
Il latte di riso è fra i più scarsi in termini di proteine (in media meno di un grammo contro 1,7 del latte di mandorla e 2,4 del latte d’avena); è fra i meno allergenici e fra i più poveri di grassi saturi e colesterolo, mentre abbonda in carboidrati e per questo viene spesso scelto dagli atleti.
Il latte di piselli, infine, è fra i più nuovi ed è molto ricco di proteine, inoltre contiene naturalmente la vitamina A.
I ricercatori tuttavia ritengono che il futuro delle bevande vegetali possa essere nei «mix», per creare latti che non cerchino più di imitare quello vaccino ma prendano il meglio dalle diverse piante disponibili.
Non sempre sono «ecologici»
I motivi per scegliere un latte vegetale sono vari: allergie alle proteine del latte o intolleranza al lattosio; scelta vegana o ambientalista.
Ma, a sorpresa, le bevande vegetali non sono sempre così «ecologiche», stando a un’analisi di ricercatori della Deakin University in Australia: le emissioni medie di anidride carbonica per tazza di latte vaccino per esempio sono pari a 330 grammi e intorno ai 100 per le bevande di soia, avena e mandorla, ma proprio il latte di mandorla è una delle bevande per la cui produzione serve più acqua.
Anche la produzione è più macchinoso per le bevande vegetali: il latte vaccino viene solo munto e pastorizzato, gli altri prevedono tanti passaggi che pesano sull’impronta ambientale. Ci sono differenze anche in merito alla necessità di fertilizzanti per i pascoli e le colture, perciò alla fine i ricercatori concludono che variare i consumi può essere la scelta più giusta per l’ambiente.
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10 ottobre 2026
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