di
Silvia Turin
L’enfasi su carne rossa e grassi saturi può venire dall’intenzione primaria di bloccare gli alimenti trasformati per favorire le materie prime, senza distinzioni di origine. Ecco perché i cereali sono al vertice inferiore
Mercoledì sono state pubblicate le nuove Linee guida alimentari dell’amministrazione Trump, che capovolgono la piramide alimentare, evidenziando tra i cibi da consumare ogni giorno tutte le fonti proteiche compresicarni rosse, , formaggi stagionati e latte intero e relegando ad un minor consumo i cereali e loro derivati.
Le Linee guida saranno valide fino al 2030 e porranno le basi per costruire i menù serviti nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle basi militari e attraverso i programmi di assistenza federale.
Lo stravolgimento è solo apparente, però, e le raccomandazioni propongono obiettivi anche ambiziosi formulati in modo a volte un po’ contradditorio, dove emergono alcune criticità.
Abbiamo chiesto un commento a Elena Dogliotti, nutrizionista, divulgatore e supervisore scientifico per Fondazione Umberto Veronesi.
«La rappresentazione grafica di piramide rovesciata con il vertice in basso anziché in alto è una scelta ideologica comunicativa, quasi a dire “facciamo il contrario di quello che è stato sempre fatto”. Se vogliamo il sistema “low fat” , non è stato di grande successo con obesità, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica in aumento continuo negli Stati Uniti, ma sa anche di provocazione, una strategia di impatto per far parlare di una rottura con il passato».
L’obiettivo dichiarato da Kennedy (il ministro della Salute) è quello di promuovere il «cibo reale»…
«Sì, l’obiettivo primario dichiarato è quello di ridurre gli alimenti ultra-processati, quindi promuovere alimenti integrali e poco trasformati , ricchi di nutrienti e con lista ingredienti corta Questo è un obiettivo condivisibile e coerente con le evidenze scientifiche sulla prevenzione delle malattie croniche e che riguarda Nonostante le differenze tra Stati, in Usa c’è scarso accesso a frutta e verdura fresche e ad altri alimenti poco processati come pesce, carne , latticini freschi (latte e yogurt), uova. Questo vale sia in senso di accessibilità geografica (molte persone vivono in aree senza supermercati) che di accessibilità economica (molte famiglie sono a basso reddito) È molto più facile ed economico accedere a prodotti che derivano da questi alimenti, ma che sono trasformati dall’industria ».
Come può aver inciso questo sulla costruzione delle nuove Linee guida?
«Dà un tono comunicativo netto che punta il dito contro l’ultra processato rivalutando gli alimenti tradizionali inclusi carne uova latticini e grassi animali ma la semplificazione di puntare all’obiettivo “cibo reale” rischia di perdere il significato scientifico delle indicazioni mantenendo solo quello ideologico».
Una delle critiche è che non sia stata fatta la distinzione tra fonti proteiche animali e vegetali: sembra che mangiare una bistecca sia come consumare del pesce o una zuppa di legumi…
«In effetti quello che si percepisce è il messaggio che sia inutile fare la distinzione tra fonti vegetali e animali quando il primo obiettivo è che tali fonti sianofresche e non processate. In realtà sappiamo benissimo che sarebbe opportuno favorire determinati cibi proteici (pesce, legumi) rispetto ad altri e evitare di specificare le frequenze settimanali con cui scegliere tra le varie fonti di proteine certo alleggerisce e semplifica ma rischia di confondere».
Via libera allora alla carne rossa?
«Sappiamo che la carne rossa può rientrare in una dieta sana ma non quotidianamente, in porzioni moderate, preferendo tagli magri e metodi di cottura non aggressivi. Tutto ciò non viene evidenziato da tali linee guida e a ciò possiamo dare almeno due chiavi di lettura diverse: la prima, quella da nutrizionista, è che le raccomandazioni devono essere culturalmente accettabili altrimenti vengono ignorate. Enfatizzare la scelta di pesce e legumi come fonti proteiche da favorire poteva rischiare di suscitare repulsione in Stati in cui la carne è consumata quotidianamente più volte al giorno per tradizione e in cui l’obiettivo deve essere quello di cominciare a far “digerire” il messaggio che le fonti proteiche sono tante e che bisogna variare. Un’altra interpretazione è che l’industria della carne negli Stati Uniti è una delle lobby più potenti e che non dare indicazioni precise sulle frequenze sia fatto proprio per non penalizzarla».
E riguardo alle porzioni, le proteine sono nella parte che prevede un consumo quotidiano consistente: non se ne mangiano già troppe?
«In generale dai sistemi di sorveglianza nutrizionale e sanitaria degli Stati Uniti (NHANES) il problema principale è l’eccesso calorico complessivo e la qualità nutrizionale scarsa degli alimenti e non un eccesso di proteine. In una popolazione il cui dilagano obesità, sindrome metabolica e diabete di tipo 2, incoraggiare a bilanciare i vari pasti con una giusta quota di proteine e grassipuò aiutare a mitigare eventuali picchi glicemici dovuti ad un’alimentazione più improntata verso uneccesso di carboidrati, che insieme ai grassi trans sono caratteristici dei cibi più a buon mercato».
Ha stupito anche la raccomandazione verso i latticini, che include il latte intero e non le versioni scremate…
«Stesso discorso: in Usa spesso il latte viene consumato a pasto al posto dell’acqua in quantità irragionevoli. Il limite leggendo le linee guida complete c’è ed è di 3 porzioni includendo lo yogurt. Anche in questo caso viene sottolineato il concetto di naturale che mostra la sua duplice connotazione scientifica e ideologica. Evidenze recenti non mostrano un rischio cardiovascolare aumentato con il consumo di latte e yogurt interi rispetto agli scremati, soprattutto all’interno del range di consumo consigliato nelle linee guida complete. Ideologicamente la scrematura è un ulteriore processo di lavorazione mentre i latticini interi sono più “naturali” qui sinceramente il vantaggio mi sfugge, diverso se confrontiamo il latte intero con mix di pseudo-formaggi, creme a base di yogurt e zucchero, merendine a base di latte in polvere con additivi e coloranti. ».
Quando parlano dei grassi da condimento introducono, accanto all’olio di oliva, il burro e il sego di manzo (costituito per il 70-80% da grassi saturi).
«Mettere questi tipi di fonti grassi sullo stesso piano dell’olio extravergine di oliva è una delle scelte nutrizionalmente più discutibili, Per trovare un’attenuante possiamo ancora una volta dire che nel testo completo emerge l’esortazione di limitare i grassi saturi al 10% dell’energia, quindi si tratta sempre di omettere che ci sono delle quantità da rispettare e in più evitare di dire che queste fonti vanno limitate può portare a sceglierle al posto di salse di varia natura ultra processate con zuccheri e grassi trans. Una noce di burro si presume sia più innocua per la salute, ma qualcuno agli americani lo spiegherà di usarne solo una noce?. ».
Un’altra critica è quella di aver dato troppa libertà verso i grassi saturi (che favoriscono colesterolo «cattivo» e problemi cardiovascolari): il Piano consiglia di limitarli al 10% dell’introito giornaliero, ma favorire le proteine animali e i condimenti a base di burro e sego rischia di far superare a molte persone il limite giornaliero.
«Ancora una volta viene enfatizzato cheridurre i cibi ultraprocessati possa influire positivamente sulla salute ma per quanto riguarda i grassi saturi c’è un’incoerenza tra obiettivi dichiarati e strumenti suggeriti».
Come mai i cereali e derivati sono finiti in basso, nella parte della piramide che indica minor consumo possibile?
«È plausibile che gli americani, come fonti di carboidrati amidacei, scelgano prevalentemente alimenti processati, cosa che non succede in Italia perché per noi è più semplice reperire e sceglierepasta, e riso e altri cereali, preferibilmente integrali».
E sull’alcol sono stati tiepidi…
«Sono stati molto generici e scrivono soltanto di limitarlo il più possibile, tralasciando le quantità abbinate al basso rischio delle linee guida precedenti. Inoltre raccomandano l’astensione totale alle donne in gravidanza e altre categorie, ma non nominano i minori. Nei paragrafi delle linee guida riassunte dedicate ai giovani ci sono raccomandazioni di prudenza sulle bevande zuccherate, quelle con caffeina, gli energy drink, ma non viene sottolineata l’importanza di evitarel’alcol dando per scontato che siccome è proibito per legge sotto i 21 anni non vada ribadito. ».
10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 09:38)
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